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Walter Audisio

1395125_664906913553565_464503324_nWalter Audisio nacque ad Alessandria il 26 giugno 1909, nel rione più popolare della città, all’epoca indicato come “Canton di rùs” perché la maggioranza dei suoi abitanti simpatizzavano per i “Rossi”. Diplomatosi ragioniere entrò a far parte dell’ufficio contabilità della Ditta Borsalino nel 1926. Divenne membro dell’organizzazione comunista clandestina nel 1931, ma per la sua attività antifascista e clandestina venne poi arrestato tre anni dopo dall’OVRA, quindi condannato al carcere e al confino nell’isola di Ponza dal quale venne liberato dopo il 22 luglio 1943. Tornato in libertà riprese a tessere la trama della cospirazione antifascista e il 9 settembre 1943 insieme ad Ottaviano Maestri organizza un primo gruppo di 20 uomini armati, dopo avere prelevato dal II Autocentro di Alessandria 64 moschetti con relativi caricatori e molte bombe a mano. Successivamente venne chiamato al Comando di formazioni garibaldine nel mantovano e nel basso Po. Nel gennaio 1945 era ufficiale di collegamento del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà e nei giorni dell’insurrezione nazionale ricevette dal suddetto Comando l’ordine di portarsi a Dongo per eseguire la sentenza capitale decretata nei confronti di Benito Mussolini. L’11 ottobre 1973 morì a Roma mentre lavorava alla stesura delle sue memorie che furono poi pubblicate nel ben noto volume “In nome del popolo italiano” (Teti Editore). Egli aveva avuto giustamente dare grande importanza alla pubblicazione di quel libro, soprattutto perché (e particolarmente a partire dal secondo semestre del 1945 sino al 1960) le cronache dei giornali e rotocalchi finirono per far vivere un quindicennio di volgari scorribande fatto di dicerie, ricostruzioni fasulle di fatti, provocazioni sistematiche di stampo fascista e sprechi di menzogne su quel che fu l’episodio storico italiano fra i più clamorosi della fine del secondo conflitto mondiale e della liberazione.