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UN COLORE UNICO: IL GRIGIO

“Non so quali siano i colori di Genova, Torino e Milano. Forse il blu del mare, il bianco delle montagne, il rosso del dinamismo. Chissà…ma so, con certezza almeno novecentesca, quale sia quello di Alessandria: Il grigio. Un colore definitivo al punto da essere diventato identità di una città che, se non avesse vissuto la parabola calcistica come un’epopea, probabilmente sarebbe stata caratterizzata dal marrone del fango dei suoi fiumi. Invece, proprio nei primi anni del secolo appena trascorso succede una trasformazione epocale nella coscienza collettiva di una città. Il vecchio naturale colore prima si perde tra i successi della straordinaria squadra da corse di Giovanni Maino, superbo interprete di una tecnologia che produce “macchine” terribili per gli avversari e campioni del mondo a raffica, locomotive umane, sudore spalmato sul telaio di ferro di una bicicletta che sa solo vincere, poi passa – per il miracolo del dono – sulle spalle di undici baldi giovanotti che calcano il fangoso campo degli Orti e rimescolano, fino a schiacciarlo, il colore dei propri avi. Ora il grigio trionfa tra i calci appassionati di campioni ineguagliabili, tra assi della carrarola, tra calciatori che vincono la Rimet due volte nel giro di quattro anni. E dopo tali affermazioni, il grigio può affermarsi come colore di un’identità? Beh, la risposta la conoscete.

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