Gli orologi del Municipio

Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato]

di Tony Frisina

Qualche giorno fa, presso l’Ufficio Postale di Piazza della Libertà, incontravo un amico che non vedevo da tempo. Sapendo del mio interesse per la città e per gli argomenti storici della stessa mi chiedeva a bruciapelo: “Hai visto che i tre quadranti degli orologi del Palazzo Municipale di notte non si vedono quasi? Le luci sono veramente… ridotte al lumicino.”

Onestamente non me n’ero ancora accorto, sempre troppo intento a correre per riuscire a fare le mille cose di cui mi voglio occupare.

Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAl 5All’amico avevo anche chiesto spiegazioni di quali motivi potessero esserci per che qualcuno non provvedesse a questa bisogna e mi aveva subito informato che l’addetto a questo tipo di manutenzione era andato in pensione. Quando qualcuno viene posto a riposo, dico io, lascia le sue consegne ad altre persone che provvedono, oltre a farne tesoro, a mettere poi in pratica gli insegnamenti ricevuti.

Volendomi accertare di persona di questa situazione, con curiosità ho aspettato l’imbrunire e – nel corso della stessa giornata – mi sono recato in piazza per osservare quanto rilevato e suggeritomi dall’amico.

Effettivamente, alzando gli occhi al Palazzo Municipale, si può constatare che il quadrante che mostra le fasi lunari è un poco meno visibile rispetto agli altri due, che pure non sono molto luminosi.

In questo caso, come in mille altre situazioni, dovrebbe essere l’Ente stesso a doversi occupare del lavoro da eseguire e non certo demandare l’incarico della manutenzione a ditte esterne, troppo onerose.Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAl 1

Detto questo ho il piacere di pubblicare un paio di cartoline della mia raccoltache mostrano con notevole chiarezza proprio i quadranti di cui ho accennato. Cartoline modeste e che non sono certamente il miglior vanto per un collezionista ma che sono soggetti necessari in ogni raccolta che si rispetti.

La cartolina fotografica con la veduta del Palazzo Municipale, come specificato dalle scritte al verso, è stata stampata dalla ditta Fotocelere – Torino di A. Campassi – Via Marochetti, 41 nel 1938XVI anno dell’Era Fascista. Oltre ai quadranti di cui nel mio scritto faccio menzione, almeno quattro importantissimi elementi sono degni di ulteriore attenzione.

Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAl 2Il primo elemento da osservare è sicuramente il fianco del palazzo del Comune prospiciente via Verdi. In quell’ala dell’edificio aveva sede il Teatro Municipale – ancora integro – prima che uno spezzone incendiario, nel 1944, lo distruggesse.

Il secondo elemento che mi piace far notare è il monumento a Rattazzi. In questa immagine si vede la parte relativa al bronzo raffigurante lo statista alessandrino ma non sono inquadrati invece i quattro Grifoni che facevano parte del basamento e la cancellata che delimitava e racchiudeva l’importante complesso monumentale di Giulio Monteverde.1

Terzo. Il Cinema Teatro Politeama Alessandrino, dalla bella facciata prima Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAl 4trasformata e quindi distrutta nel corso degli anni ’70per fare spazio ad un istituto bancario.

Quarto, ma non ultimo, il gradevole parapetto in pietra che delimitava l’area dei Gabinetti Pubblici posti proprio di fronte al Municipio e demolito insieme ai gabinetti pochissimi anni fa, per far luogo ad una oscena e carissima (non amata, bensì costosa) fontana tricolore2e che – per fortuna, dopo avere disgustato la cittadinanza intera e qualche ignaro turista – sta godendo il luogo più Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAlacconcio a lei: l’oscurità di un magazzino.

Il parapetto o balaustra che dir si voglia, (vedere il particolare ingrandito della cartolina) circondava e proteggeva le scale che conducevano ai gabinetti posti al piano inferiore e che, inoltre, permettevano l’accesso al rifugio antiaereo, costruito per difendere i cittadini dai bombardamenti nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Vedasi la fotografia tratta dalle mappe di Google in cui, data la prospettiva, si può ancora osservare la porta in ferro che sbarrava il passaggio al rifugio.

Grandissima cazzata (scusate il francesismo) decidere di eliminare questo tassello di Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAl 7arredo urbano nonché brandello di storia patria, nonché luogo di estrema necessità in caso di improvvisi bisogni fisici della cittadinanza.

 

 

 

Visto che l’argomento principale sono i tre quadranti incastonati nella facciata del municipio presento anche una cartolina (edizioni F.V.A., stampata dalla Ditta “Fotogravure” di Cesare Capello – Milano) del 1935 in cui sono ben rappresentati i principali soggetti.

Gli orologi del Municipio [Un tuffo nel passato] CorriereAl 3Stranamente, lo scatto fotografico esclude il famoso Galletto che sormonta il padiglione metallico a protezione delle campane.

Ricordo che il Galletto di ottone (secondo altre fonti di rame) insieme ad un angelo dello stesso metallo furono asportati dalle torri della chiesa di Sant’Evasiodurante una battaglia contro Casale(secondo Nicola Basile3 il 2 Agosto 1215 e secondo il professor Claudio Zarri nel 1225).

Sempre Zarri, sul suo Alessandria da scoprire,4 racconta che l’attuale orologio è stato realizzato solo nel 1975 dalla Ditta Paolo Capanni di Castelnuovo ne’ Monti e che sostituisce quello ottocentesco modificato nel 1913 dalla ditta Astuti di Alessandria e danneggiato durante l’ultima guerra.

Con questo termino, per voltare un’altra pagina di amara storia alessandrina.

 

 

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