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Dal ponte di pietra di fine Quattrocento alle vicissitudini del ponte del Settecento.

“Il ponte di pietra finalmente c’è! Ci sono voluti cinquant’anni, ma ora è lì. Anzi nel 1547 lo vediamo pure stampigliato sulla carta del frontespizio del Codex Statutorum della Magnifica comunità di Alessandria, primo libro stampato con i caratteri mobili di Gutenberg in Alessandria”.

Coperto, si vedono 7 arcate, alcune sono coperte (saranno dieci o si fermano a 9?), di solida pietra, tendente al colore chiaro. Al centro è interrotto da una scala in muratura che scende su un isolotto, saltato dal ponte. E sull’isola ci si affaccenda in attività connesse alla macina dei cereali. Altri riparano una barca lunga e stretta, un burcé. Finiti i tre anni di costruzione del ponte di pietra, il Duca di Milano avrebbe diviso in tre parti uguali il ‘dazio della scannatura’ (una tassa sulla macellazione del bestiame), tenendosene due parti e lasciando il resto agli alessandrini proprio per costruire il campanile e aggiustare le mura? Un poco più di lato, con una prospettiva schiacciata e piatta, ecco intravvedersi Santa Maria di Castello. La città sulla riva sinistra è zeppa di campanili appuntiti che svettano verso il cielo pacatamente nuvoloso, mentre Bergoglio, sulla riva destra è solo accennato dalla porta delle vigne sul ponte e dalle sue fortificazioni. A fine 1500, esattamente al ’93, il Tanaro è assai diverso da come oggi appare, quasi rettilineo e ordinato nel suo passaggio in città, con ampie curve, morbide ed aree golenali coltivate. Sente il richiamo verso nord e rischia di asciugare la città, allontanandosene a poco a poco. E’ però ricchezza per la città, non solo perché si paga il pedaggio sul ponte (che servirebbe a poco se non ci fosse l’acqua sotto), ma soprattutto per le tante attività che si svolgono, dalla pesca, alla macinatura alimentata dall’acqua. E poi dove potrebbe essere scaricata le putride acque nere di una città piena di rugate, cioè di vie con fogne a cielo aperto, solcate da solidi ponticelli? Cosa fare? Ci pensa Giovan Battista Clarici che propone di raddrizzare il corso del fiume per 2,5 chilometri proprio a monte di Alessandria. Tra il 1599 e il 1603 vengono eseguiti tre tagli al fine di raddrizzarlo. Reggerà il ponte di pietra che ormai ha cent’anni? Beh, intanto si lavora in città sul corso del fiume. Tra il 1628 e il 1629 sono eseguiti scavi e rafforzamenti alla riva sinistra, perché il fiume tende a erodere la base delle mura di Bergoglio. Ma il flagello più grave è dietro l’angolo. E’ la peste. Tra le più pesanti mai registrate. La peste che racconta il Manzoni, del 1630 che mieterà circa 4000 vittime anche ad Alessandria. Ma il ponte regge? “A malapena, visto che nel 1573 vengono stanziate Lire 9.259 per ‘ristoralo’. Si aggiudica il pubblico incanto Francesco Cattaneo detto il Pacchiala. Cinque anni dopo, il soprintendente Marco Inviziati ordina un consolidamento della palificazione. Nel 1579 crolla una parte del tetto vicino al posto di guardia e nel 1585 una rovinosa piena del Tanaro distrugge tutto ciò che era stato ricostruito poco tempo prima”. Roberto Clerici, ingegnere, nel 1588, collauda il ponte finalmente restaurato, anche se non mancheranno ancora guai alla struttura. Il Settecento è il secolo più martoriato per il vetusto ponte, come informa il radiogiornale del secolo: 1707 Parziale crollo di alcune arcate, occorre rabberciare ciò che manca con una passerella di legno. 1709 Viene messo in acqua un ponte di barche per valicare i 200 metri. Così si entra in città 1731 Polemiche: ponte ricostruito in legno 1746 Il ponte è fatto saltare in aria a scopo difensivo 1746-1776 Ponte inservibile. Si usa un ponte di barche 1775 Finalmente un progetto dell’ing. Gianotti per un nuovo ponte in mattoni 1780 Costruito il nuovo ponte (mattoni, coperto) lungo 244 metri, largo 8,20, dieci arcate… “Dieci arcate? Di nuovo? Un mistero!…”, da risolvere nella prossima puntata Per la rubrica ‘Ferro e poltiglia ovvero Eventuali riferimenti a fatti, persone o cose sono decisamente voluti’, proverbi piemontesi affidati alle inflessibili parole di un poco immaginario Vittorio Alfieri: ‘Se giugn a l’è suc, la vigna a l’è siura. Se giugno è asciutto, la vigna sarà signora”. Con ‘L’almanacco del giorno prima, fatti successi tanti, tanti anni fa in Alessandria’, si ritorna al 3 giugno 1486, quando “… Si procura gran fama di letterato Girolamo Squarzafichi. Cercò questi una gran parte d’Europa e ritornato in Italia occupò le cattedre le più insigni; compose molte opere e con vaghezza ed eleganza scrisse la vita di Francesco Petrarca. Si ritirò finalmente in Venezia professore di umane lettere…”. samplefly