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I calciatori dell’Alessandria: Mario Pietruzzi

“Cavalluccio”,così era soprannominato, avrebbe potuto approdare ad altri clubs di maggior lignaggio, ma la sua scelta di vita è stata quella di rimanere fedele al vecchio Orso Grigio.
Pietruzzi è cresciuto nel Savoia e poi nelle giovanili del Crema a metà anni Trenta, esordì da professionista con la maglia dell’Alessandria nella stagione 1938-‘39, in serie B. Con i Grigi visse tutta la sua carriera da calciatore, ottenendo la promozione in A al termine del campionato 1945-‘46 e seguendo la squadra anche dopo la prima caduta in C, nel 1949-‘50. Disputò le ultime gare nella stagione del ritorno tra i cadetti (1952-‘53); vanta un totale di 53 presenze e 4 gol in A. Con 283 gare in campionato è il terzo calciatore più presente in maglia grigia dopo Antonio Colombo e Renato Cattaneo.

Da allenatore seguì alla fine degli anni Cinquanta il Derthona, lasciando l’incarico nel 1962 per divergenze con la proprietà. Allenò poi la Valenzana e l’Albese prima di entrare stabilmente nello staff tecnico dell’Alessandria, seguendo soprattutto le giovanili e allenando a più riprese la prima squadra in serie C: nei campionati 1967-‘68 e 1968-‘69, nel 1971-‘72 dopo l’esonero di Mario David e nelle ultime quattro giornate del campionato 1973-‘74, già vinto da Dino Ballacci licenziato per contrasti con la presidenza. Ritiratosi sul finire degli anni Settanta, vive oggi a Cascinagrossa. Di calcio Pietruzzi parla sempre volentieri: è stata la sua vita. Il più bel gol realizzato? Non ci sono dubbi, quello alla Juventus. Passa il pallone all’ala sinistra, Rosso, che prontamente la mette in mezzo.

Pietruzzi con Fattori capitano dell’Inter. Siamo nel 1951-’52.
Pietruzzi con Fattori capitano dell’Inter. Siamo nel 1951-’52.
Alessandria-Juventus 2-0 nel 1946 -’47. Il goal di Pietruzzi.
Alessandria-Juventus 2-0 nel 1946 -’47. Il goal di Pietruzzi.
“Cavalluccio” Pietruzzi nella sua casa di Cascinagrossa.
“Cavalluccio” Pietruzzi nella sua casa di Cascinagrossa.

La colpisce di testa: traversa, la palla affonda nel fango. Ma Pietruzzi è il più lesto: tocca sotto e la sfera va in rete, nonostante l’inutile spaccata di Parola. I Grigi in A nel dopoguerra: indimenticabili quelle stagioni, che li videro prima promossi dalla B, poi capaci di prendersi grandi soddisfazioni. Pietruzzi ricorda anche il 2-0 al Grande Torino, una balbettante prima parte del campionato: poi la sterzata, il passaggio dal “modulo” al “sistema”, quello con il quadrilatero formato dalle due mezze ali e dai due mediani. Che rimonta: l’Alessandria era quasi ultima dopo una dozzina di giornate, ma Pietruzzi e compagni finirono a metà classifica.

Il 19 giugno 1918 è nato Mario Pietruzzi. Giocatore, allenatore ma, soprattutto, bandiera del calcio alessandrino. Secondo Grigio di sempre, dopo Cattaneo, Pietruzzi è giocatore di qualità e quantità, negli anni epici in cui il calcio è un fatto di forza e la classe può fare, forse, la differenza. Accompagna la storia Grigia in tanti momenti, allegri e no, sempre con lo spirito di servizio che hanno solo i grandissimi. Come lui, come Mario Pietruzzi.
Il 19 giugno 1918 è nato Mario Pietruzzi. Giocatore, allenatore ma, soprattutto, bandiera del calcio alessandrino. Secondo Grigio di sempre, dopo Cattaneo, Pietruzzi è giocatore di qualità e quantità, negli anni epici in cui il calcio è un fatto di forza e la classe può fare, forse, la differenza. Accompagna la storia Grigia in tanti momenti, allegri e no, sempre con lo spirito di servizio che hanno solo i grandissimi. Come lui, come Mario Pietruzzi.