Trinch Art: da bossoli di cannone ad arte Quella della Trinch Art è solo una delle sale dell’Esposizione Permanente “Uniformi, armi e cimeli del Regio Esercito in Italia dal 1848 al 1946”.

Trinch Art: da bossoli di cannone ad arte

Quella della Trinch Art è solo una delle sale dell’Esposizione Permanente “Uniformi, armi e cimeli del Regio Esercito in Italia dal 1848 al 1946”. Abbiamo parlato con Pietro Bologna, presidente dell’Associazione Bersaglieri, che dal 2010 gestisce l’esposizione.
ALESSANDRIA – All’incirca cento anni fa, il 28 luglio del 1914, la Grande Guerra iniziava a far tremare l’Europa. Un conflitto violento, lungo ed estenuante, come da tempo il vecchio continente non vedeva e che soltanto la brutalità della Seconda Guerra Mondiale, quattordici anni più tardi, seppe oscurare, almeno in parte. La violenza della guerra, però, sembra lontana quando si osservano i bossoli di cannone intagliati dai soldati, raccolti e conservati nell’Esposizione Permanente “Uniformi, armi e cimeli del Regio Esercito in Italia dal 1848 al 1946”.
“La sala in cui conserviamo questi lavori si chiama ‘Trinch Art’ – ci racconta Pietro Bologna, presidente dell’Associazione Bersaglieri – ‘arte da trincea’. Si tratta di bossoli di cannone provenienti dal fronte italiano, da quello austriaco e da quello francese: i soldati hanno trasformato quel che restava degli ordigni in vasi, tazze, borse dell’acqua calda. Cimeli, insomma, che riportano le date delle battaglie o i luoghi in cui venivano incisi”. Per conoscere qualcosa in più sulla trinch art e sulle altre sale del Museo, abbiamo deciso di fare qualche domanda al presidente dell’Associazione Bersaglieri, che da quattro anni gestisce la mostra permanente.
Quando nasce l’idea di questo museo?
La mostra permanente ha aperto per la prima volta il 18 giugno del 2010, da un’idea della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. L’idea era ben precisa: dare alla città un museo in preparazione per i festeggiamenti del 150°anniversario dell’Unità d’Italia. Ci siamo accorti, poi, che il 18 giugno era una data molto particolare per noi: quello stesso giorno, nel 1836, era nato il corpo dei Bersaglieri. Occupiamo i locali della Caserma Baleno e ci siamo trasferiti qui dopo che, con l’aiuto dell’Ana – Associazione Nazionale Alpini, abbiamo ripulito e reso agibili le stanze: si trovano qui oltre milleseicento cimeli, collocati in quindici sale, a seconda del periodo storico. Accanto alle stanze a tema, suddivise in un periodo storico che va dal 1848 al 1946, trovano spazio due locali atipici: uno è, appunto, quello della Trinch Art mentre l’altro raccoglie gli abiti originali di re Umberto II.

Quante persone lavorano a questo progetto?
Siamo all’incirca una sessantina di bersaglieri e ci alterniamo per tutto l’anno. Da marzo ad ottobre accogliamo i visitatori nei fine settimana, nell’inverno siamo disponibili su appuntamento. Siamo stati i primi occupanti della Cittadella, nel 2010, e ci siamo dedicati da subito al volontariato nel museo ed al mantenimento dell’esterno e dell’interno della struttura che ci ospita. Per dare una buona accoglienza ai turisti abbiamo ritenuto importante occuparci del cortile, tagliando l’erba e facendo pulizia. Da lì, poi, siamo cresciuti e ci siamo occupati anche di ripulire la Porta Reale, dalla quale abbiamo tolto i rovi ed i rampicanti: è un’operazione che facicamo regolarmente, anche se vorremmo – forze permettendo – poter fare di più per altri punti chiave della fortezza, per attirare sempre più turisti.

Ci sono molte visite?
Ci vengono a trovare in molti, principalmente italiani, in minor misura stranieri. In generale, i visitatori arrivano da ogni parte d’Italia, soprattutto in occasione di eventi organizzati qui, in Cittadella. Accanto ai turisti, poi, ci sono gli studenti: se motivati, questi ultimi dimostrano un grande interesse per la mostra. E i ragazzi per noi hanno fatto molto.

Cosa intende?
Grazie alla collaborazione del bersagliere Porcelli, professore presso l’Itis Volta, i ragazzi hanno progettato il sito del nostro museo, in un progetto che rientra nel programma scolastico e realizzato con il benestare del Preside. E’ stato, insomma, formativo per loro e molto importante per noi. 

Cosa c’è, nel futuro della Mostra e dei Bersaglieri?
Abbiamo parecchie iniziative in programma. Innanzitutto faremo parte, come moltissime altre realtà, dell’iniziativa per il ricordo del Centenario della Prima Guerra Mondiale: nonostante per l’Italia il conflitto sia scoppiato l’anno dopo, nel 1915, la commemorazione partirà dal 2014, ad un secol

o esatto dallo scoppio della guerra, per finire nel 2018, cento anni dopo la fine delle ostilità. Accanto a questa grande iniziativa, poi, trovano spazio altri eventi: nel week end del 13 e del 14 settembre tornerà, in Cittadella, il Secondo Raduno Nazionale di Mezzi Militari. L’evento, giunto alla sua seconda edizione, richiamerà appassionati, collezionisti e curiosi da tutta Italia. L’anno scorso, ad esempio, era possibile trovare un carro armato della Seconda Guerra Mondiale. Quest’anno saranno, invece, presenti molti altri mezzi, anche italiani. Saremo poi a Redipuglia e a Trieste, per l’anniversario della liberazione, avvenuta proprio grazie ai Bersaglieri, i primi ad entrare nella città. Ci piacerebbe, in questa occasione, che la delegazione alessandrina potesse cantare per intero l’Inno del Piave, che solitamente si ascolta in versione ridotta: sarebbe molto importante, oltre che una soddifazione, poterci esibire in quell’occasione, davanti alle più alte cariche della Repubblica, in una ricorrenza così importante. E poi ci stiamo impegnando in un altro fronte.

Quale?
Stiamo continuando il recupero del Palazzo del Governatore, liberando e rendendo agibile anche il secondo piano. Togliere lo sporco vuol dire poter visitare ed ammirare anche una parte forse poco nota, della Cittadella: il tetto e la sommità della costruzione, realizzata a prova di bomba.

23/08/2014
Stefania Cava – [email protected]

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