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IL SISTEMA CITTADELLA – MARENGO, le ragioni di una gestione unitaria e sinergica

in collaborazione con www.cittadellaemarengo.com

I due grandi luoghi-contenitori storici della città di Alessandria sono stati quasi sempre trattati, malgrado l’opinione contraria di molti autorevoli esperti, in modo disgiunto.
Al di là del fatto “storico” che non ci sarebbe stata la Battaglia di Marengo senza la Cittadella e le altre fortificazioni di Alessandria, “città militare” per antonomasia che Bonaparte voleva e doveva conquistare per riprendersi il controllo del Piemonte e dell’Italia del nord (perduto dai francesi dopo la sconfitta di Novi del 1799, mentre Napoleone era in Egitto), ci sono oggi alcune evidenze che non possono essere trascurate alla luce di quasi 20 anni di grandiose iniziative e scarsi successi:

1) MARENGO è un nome celeberrimo a cui corrisponde un luogo di impatto “visivo” e monumentale scarsissimo (per non dire negativo): la delusione dei visitatori attratti dalle pubblicità e dall’eco delle Celebrazioni è sempre stata evidente e inevitabile.

2) LA CITTADELLA, per contro, è un monumento tanto grandioso e stupefacente quanto sconosciuto ma soprattutto – cosa vale la pena di essere sottolineata – sostanzialmente “senza nome”: ci sono centinaia di “Cittadelle” in Europa e nel mondo, e non è affatto vero che la nostra sia così diversa e migliore di tante altre (solo nella Lista del PatrImonio dell’UNESCO ci sono decine di fortezze e sistemi di fortificazioni di ogni genere e specie).

Se poi si passa agli aspetti prettamente gestionali e promozionali, dovrebbe essere del tutto evidente che le due realtà:
– hanno in comune il tema e il periodo storico-militare, e quindi anche il pubblico potenziale e la rete di possibili partners italiani ed esteri;
– fanno riferimento agli stessi Enti pubblici come possibili finanziatori e gestori delle politiche di recupero e valorizzazione (Comune, Provincia, Regione, Fondazioni bancarie, ecc.), che infatti si ritrovano puntualmente a sedere in entrambi i “tavoli” di discussione;
– richiedono sinergie poiché le stesse modalità operative sperimentabili da subito e “in piccolo” su Marengo (proprietà della Provincia, costi contenuti, …) potrebbero e dovrebbero essere poi attivate nei confronti del ben più complesso caso della Cittadella (proprietà demaniale, ruolo dei militari, costi enormi, …);
– l’itinerario del luoghi napoleonici di Alessandria (la Cittadella, il Platano, la testa di ponte, Marengo, Pederbona e Stortigliona, San Giuliano, ma anche Palazzo Ghilini, il Duomo vecchio, S.Francesco, i tre forti Acqui, Ferrovia e Bormida ecc.), più volte progettato e presentato ma mai realizzato in concreto, costituisce il naturale strumento di valorizzazione coordinata di questo luoghi.
Sarebbe quindi assurdo (cosa che invece si è fatto sinora) mettere in piedi due diverse strutture burocratiche e tecniche – comitati, fondazioni, ecc. che poi sarebbero composti dagli stessi soggetti – per gestire realtà così omogenee e correlate. 

Ma la carenza più grave è stata fino ad oggi la scarsa attenzione ed efficacia con cui si sono perseguite e sviluppate le relazioni nazionali e internazionali che pure si sono per varie vie attivate:
a) l’itinerario dei luoghi storici della Provincia di Alessandria (Marengo e Torre Garofoli, il Forte di Gavi, la battaglia di Novi, le altre fortezze ….)
b) i percorsi della prima e della seconda Campagna d’Italia (dal savonese a Cherasco; da Martigny al Gran San Bernardo, dal Forte di Bard a Milano), con il Museo del Risorgimento di Torino e quello di Milano
c) la rete europea dei siti napoleonici (promossa dal Comune ma rimasta a uno stadio puramente culturale: convegni e rivista….) con l’Isola d’Elba, il Museo Napoleonico di Roma, lo Chateau de Malmaison a Parigi (a sua volta collegato a Sant’Elena), Austerlitz e Waterloo, ….
L’emblema di questo atteggiamento sbagliato è stato il disinteresse alessandrino, malgrado i frequenti proclami in senso contrario, a fronte della proposta della Provincia del Brabante Vallone – proprietaria del Museo della Ferme du Caillou, Ultimo Quartier generale di Napoleone a Waterloo – di stipulare nel 2001, subito dopo il Bicentenario, un patto di collaborazione e scambio di iniziative culturali.
Analogo discorso può essere fatto ovviamente per i rapporti tra la Cittadella di Alessandria e la rete delle fortezze e degli altri siti storico-militari francesi legati alla figura dell’architetto Vauban (anch’essi candidati alla Lista dell’UNESCO), ma anche alle così dette “Sentinelle delle Alpi” – i forti di Fenestrelle, Exilles, Vinadio, Briançon, Essillon, ecc. già collegate tra loro da un progetto europeo. Particolare e ancor maggiore interesse può avere però il rapporto con la città-fortezza di Palmanova – altra candidatura UNESCO, con la quale potrebbe essere utile realizzare una sinergia invece di mettersi in concorrenza! – e con le altre grandi fortificazioni della pianura padana.

L’approccio veramente corretto, dunque, è stato quello adottato da due recenti progetti:
1) “Marengo sito d’Europa” (2004) redatto da Energia e Territorio Spa – avvalendosi della Direzione e del Comitato scientifico del Museo di Marengo, nonché di docenti dell’Università del Piemonte Orientale – su incarico di Provincia e Fondazione C.R. Alessandria, basandosi sull’idea di riallestire negli spazi espositivi all’interno della Villa di Marengo (dopo i lavori di consolidamento statico, risanamento e recupero funzionale attualmente in corso) la mostra del Bicentenario che era stata allestita proprio in Cittadella – purtroppo all’epoca poco vista e apprezzata – per poi proporre il Parco storico della Battaglia, l’itinerario dei Luoghi napoleonici e la stessa Cittadella come punti di partenza (o di transito, oppure di arrivo) per un interessante viaggio nazionale ed europeo.
2) in progetto di realizzare nel Palazzo del Governatore in Cittadella (e in alcuni edifici adiacenti come la polveriera e un Bastione) un “Museo di Storia dell’Esercito”, dapprima piemontese e poi – se possibile e compatibile con i programmi nazionali dei Ministeri della Difesa e dei beni culturali – anche Italiano, privilegiando però alcuni temi mai affrontati nei molti e importanti Musei d’Arma già esistenti:
– l’organizzazione e la struttura logistica dell’Esercito;
– la storia nei secoli di una grande “caserma” storica come la Cittadella;
– l’Esercito come “pezzo” della società italiana;
– i rapporti e la collaborazione tra civili e militari in una città come Alessandria;
ecc.
Lo studio preliminare era stato realizzato dall’ex-Direttore del Museo del Risorgimento di Milano, Marziano Brignoli e presentato nel 1999 in occasione del primo (e probabilmente unico) convegno sui Musei storico-militari, i quali avrebbero dal progetto un grande giovamento potendo finalmente contare su un polo di attrazione e promozione per la rete nazionale dei Musei militari (pdf) – la Cittadella appunto, ben più adatta allo scopo di qualsiasi altra grande caserma di Roma, di Torino o di altre grandi città; un Museo che sarebbe naturalmente anche un grande “deposito” in cui esporre i pezzi storici e gli altri materiali che oggi sono a stento conservati nei magazzini militari, quando non sono addirittura abbandonati o dispersi.10433936_789832524394336_8113078534137180515_nMarengoMappa110454328_789832741060981_8434383427503499406_n