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Un pò di seltz….e nasce il “Bibi”, la grande stagione dei bar alessandrini di Maurizio Sguaizer.

I bar-ritrovo, in centro, ad Alessandria, sono spariti: erano, negli anni Sessanta, autentici punti di riferimento gestiti da super personaggi. Fra questi Cangiassi, titolare di un chiosco, successivamente elegante ritrovo all’aperto per gli alessandrini chic. era bonario, astuto, gentile fino all’estremo; fu il primo barista ad accompagnare il caffè con il sorso d’acqua, da molti giudicato, erroneamente, eccessivo.

Francesco, del Bar Moderno in Piazzetta della Lega, era un autentico artista nel suo piccolo locale. i suoi barman erano di primissima scelta, come avrebbero dimostrato negli anni. Lo frequentavo volentieri. Una certezza: ciò che andava servito caldo era bollente e quel che andava servito freddo era ghiacciato. Mi spiego. Nel suo banco troneggiavano due elementi insostituibili: lo scaldatore e il ghiaccio tritato. Questo era apprezzato da molti avventori anche se, nel fare il caffè nella tazzina assolutamente caldissima, c’era chi si scottava le dita. Ma vi assicuro che il Bar Moderno, col Saturno Caffè, ebbe per molti anni il primato di miglior caffè della città. Il bar, d’estate, si allargava con uno splendido dehor, in società con Cercenà, nel quale condividevano sia il passaggio alessandrino che i rumorosi clienti della piazzetta, ai quali si aggiungevano gli accaldati “baletiani”.

Piero del Bar Sport di Corso Roma vicino alla chiesetta, creò un autentico boom all’ora dell’aperitivo con il famoso “Bibi” e con la sua svolazzante pistola di seltz.

Pippo del Bar Italia, sempre in Corso Roma, fu sicuramente la persona più educata e rispettosa nei confronti del cliente. Il suo estremo garbo e la sua innata gentilezza ce lo fanno ricordare volentieri, senza però dimenticare le sue qualità di gestore di bar.

AL VITTORIA CI SI DAVA DEL LEI

Ricordo poi con grande rispetto il mio primo datore di lavoro, il signor Torta del Bar Vittoria. Al Vittoria funzionava così: ci si indicava per cognome. Il proprietario era, e doveva essere chiamato, il signor Torta. Persona di gran classe, aveva una formazione da alberghi di lusso. Con lui, o lavoravi bene, o dovevi lasciare il posto. Ricordo che qualche mio modesto collega veniva rimproverato dal titolare con un “lei è un facchino, vada altrove”. Dava del lei a tutti i dipendenti, anche se avevano 15 anni. Aveva grande spessore anche nei confronti del cliente: il cliente, era sacro, certo, ma doveva stare al suo posto. I sedicenti playboy locali che usavano un tono di voce un pò più alto del solito venivano redarguiti: “Lei non dev’essere disturbato da nessuno, ma neanche deve disturbare”. Erano altri tempi.

In quel locale si serviva l’èlite della città. L’operaio, il commesso, l’autista non frequentavano il Vittoria malgrado i prezzi non fossero più alti di altri bar.

SENZA GIORNATE DI RIPOSO

Erano molti i locali che contribuivano alla “movida alessandrina”: i più famosi? Lo Zerbino, il Massocco, l’Escobar di Nando e Angelo. Quando passeggio, la sera, tra Corso Roma e Piazza della Libertà, mi viene una stretta al cuore: non c’è più niente del fascino di allora; il buio d’oggi è antitetico al sacrificio dei gestori del tempo, che aprivano 365 giorni (e sere) all’anno, senza giornate di riposo, senza ferie. Corso Roma vantava cinque bar aperti, tutte le sere; altrettanti ce n’erano in Piazza della Libertà.

Gli episodi di delinquenza erano rarissimi; di scippi e rapine non s’è mai parlato. Circolare dopo l’una di notte voleva dire, quasi con certezza, essere intercettati dalle forze dell’ordine. Ti chiedevano come mai fossi in giro e ti invitavano a tornartene a casa.

E COSI’ NACQUE L’ESCOBAR

Alcuni locali hanno dato il via ad un’epoca. La famiglia Asti, ad esempio, rilevando un’osteria, pose la prima pietra dell’Escobar. Ottimamente gestito dal signor Domenico e consorte, avviò una consuetudine: quella di consumare toast, tramezzini o “piattini” al bar. Sia chiaro: i toast li facevano tutti, ma l’Escobar ampliò l’offerta accontentando al pomeriggio la famiglia e, la sera, i nottambuli. Il lavoro fu notevole, senza dimenticare che, ai tempi, in Piazzetta della Lega si arrivava in auto….

Il bar, per come lo intendiamo oggi, nasce nel dopoguerra. Prima c’erano solo pochi ritrovi nel centro, degni del nome. Una decina, non di più, a cui vanno aggiunte una trentina di osterie, soprattutto in periferia. Dopo il 1950 assistemmo a un’inversione di tendenza.

Le osterie iniziavano il lavoro al mattino con operai e carrettieri, servendo bicchieri di vino bianco o rosso, e grappini o grigioverde (grappa e menta)…per “scaldarsi”, dicevano.

Qualcuno vantava proposte culinarie per mezzogiorno, perlopiù piatti della tradizione, molto semplici: trippa, minestrone, pastasciutta, bolliti e, al venerdì, merluzzo.

I SIGNORI MANGIANO TARDI

Il bar era per gli operai; il ristorante, invece, ospitava il ceto più abbiente. Ricordo quella volta, da bambino, che con mio padre passavo davanti a quei ritrovi: mi pareva strano che alle 4 del pomeriggio fossero ancora a tavola. La risposta che mi venne data fu: “I signori mangiano sempre tardi”. E io sono cresciuto con l’idea che mangiare tardi fosse un segno di signorilità. Cioè: più tardi mangi, più ricco sei. Ma perchè io avevo sempre appetito presto?

Le osterie alle 18, servivano bicchieri di vino ai nostri nonni, stanchi per il lavoro. I nonni hanno passato il testimone ai nipoti…..che non paiono però molto affaticati. Si vedono, prima di cena, molti locali con una spensierata gioventù, che tracanna calici (e non tazze) di vino per passatempo.

Non si può dimenticare, poi, che ai tempi i bar erano riservati ai maschi. Le sortite del gentil sesso coincidono con la conquista del diritto al voto. Le donne frequentavano i locali solo nel fine settimana, rigorosamente accompagnate dai coniugi.

I TRE MITI DEI GIARDINI

Negli anni 50 e 60, qualcuno, grazie alla posizione strategicamente felice, ebbe più successo degli altri. Locali accoglienti, ben gestiti, punto di transito e passaggio degli alessandrini, d’estate e non solo. Corso Roma? No, i giardini pubblici, di fronte alla stazione. Erano tre locali-mito: Cangiassi, Zerbino e Porcelli.

Il Porcelli era bar, ristorante, parrucchiere da uomo, bagni pubblici. Un concentrato di attività con annesso dehor estivo e punto di chiamata per i taxi. Complesso ben gestito dall’ingegnoso e socievole capogruppo dell’associazione dei baristi alessandrini. Personaggio signorile, buon proprietario e valente gestore delle molte e complesse attività: meritevole di un 7 pieno, dovessimo dare un voto.

Lo Zerbino era il locale che ogni giovane barista sognava di possedere. I due fratelli, Piero e Luciano, erano elementi di primissimo ordine che con la loro verve, classe ed esperienza conducevano il locale nel migliore dei modi avvalendosi di personale “sceltissimo”: voto 8.

Il titolare di Cangiassi, Pietro, fu con Francesco (bar Moderno), Pippo Zoccola (bar Italia) e Piero Zaccone (bar Sport) il miglior interprete del lavoro del barista. Lavoravano 18 ore al giorno: qualcuno penserà a quanto si guadagnava, ma bisogna anche ricordare il servizio che veniva offerto alla città. Il locale di Cangiassi era molto piccolo d’inverno, ma d’estate quadruplicava gli spazi ed era quanto di meglio potesse essere offerto alla clientela, con ottimi camerieri e servizi adeguati. Alcuni dipendenti mi confessarono che, a fine stagione, dovevano ricorrere ai medici per curare i piedi sanguinanti, problema dovuto alla ghiaietta che faceva da pavimento. Erano altri tempi…Voto 8.

Una realtà a sè era il bar della stazione. Luogo…di fretta: tempo di un caffè, dopo aver fatto il biglietto, e via. Il Bar Restaurant impiegava tre cassiere, baristi, camerieri, carrellisti e cuochi, una trentina di addetti, senza turno di riposo. Ma allora era così. Parliamo quindi di una delle maggiori realtà impiegatizie della città.

SCUSA AMERI, SCUSA AMERI

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Bar Cangiassi

Non si possono poi dimenticare i tre chioschi dei giardini: uno davanti alle Poste, uno di fronte al Teatro, l’altro dirimpetto a via Trotti. D’estate facevano affari con cocco a pezzi e granite. D’inverno proponevano caldarroste e noccioline. Furono al centro di un fenomeno straordinario per l’epoca: la domenica pomeriggio, davanti ai chioschi, si affollava la gente per ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto” e quell’epocale “Scusa Ameri”. Gli alessandrini, evidentemente, ritenevano più simpatico ascoltare la radio in compagnia di amici piuttosto che a casa propria….