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PANNI, LAVANDAIE E MILITARI

Guido Manzone che, nonostante i trascorsi come Assessore alla Cultura, conserva sempre il suo spirito goliardico, una volta ebbe a dire che, per gli alessandrini, non è consigliabile fare ricerche genealogiche, perché scoprirebbero non discendenze da magnanimi lombi, ma dal connubio tra militari di basso rango e professioniste dell’amore o, tutt’al più, lavandaie, categorie femminili presenti in abbondanza nella nostra città (e cittadella). Tralasciando di parlare, per ovvi motivi, delle professioniste dell’amore, ci soffermeremo sulle lavandaie. Chi avrebbe mai immaginato che lavare i panni fu per la città di Alessandria una “questione” di primo piano, la quale per lunghi anni travagliò la vita della collettività cittadina. Nel 1860, infatti, l’Ufficio d’Arte “crede di dover segnalare” al Sindaco “un inconveniente, che alle volte, oltre allo sconcio può essere causa di sinistro. Lungo alcuneborsa169 strade interne, lungo le strade di circonvallazione ed i passeggi pubblici, vedonsi quasi quotidianamente stese lunghe fila di pannilini e simili, le quali non sono certamente il più bel ornamento della città e sono sovente causa ai cavalli di adombrarsi con pericolo di quelli che sono nei veicoli”. I “pannilini” richiamati sono sicuramente quelle povere pezze di tela che servivano alla fasciatura dei neonati. Non solo ma anche gli indumenti femminili occultati da ampie coperture durante il giorno finivano poi a far bella mostra di sé nella fase di asciugatura con grave imbarazzo della “pubblica decenza” non avvezza a rimirare trine e mutandoni. Non va però trascurato che allora il fatto che l’attività delle lavandaie era un importante cespite di denaro per le famiglie meno abbienti, un mestiere di “pubblica utilità” e un mezzo di sostentamento per tanti lavoratori.Il problema però non trovava idonea soluzione e il “contrasto” fra le lavandaie, sicuramente donne di robusta costituzione e con una verve adatta a tenere fronte a chiunque, insieme alla sana voglia di cantare, continuò per lungo tempo a tormentare l’Amministrazione comunale.Nel 1890 un Colonnello di stanza alla Caserma Valfrè scrisse al Sindaco dichiarando che “nel terreno posto di fronte alla caserma alcune lavandaie distendono tutti i giorni della biancheria che occulta completamente l’entrata del quartiere. Ciò oltre a rappresentare una sconcia vista porta ad un continuo andirivieni di donne nelle vicinanze della caserma con qualche inconveniente per la disciplina. Le lavandaie, come si può ben immaginare, con la loro esuberanza e i voluti ammiccamenti verso i soldati, costituivano una situazione non arginabile. Le lavandaie alessandrine dunque non ebbero vita facile.

In questa foto si possono vedere i panni stesi in...Piazza d'Armi
In questa foto si possono vedere i panni stesi in…Piazza d’Armi
Nella foto si possono vedere i nostri artiglieri, dietro la caserma Valfrè, piegano verso candide  lenzuola stese al sole, forse per ammirare le belle lavandaie.
Nella foto si possono vedere i nostri artiglieri, dietro la caserma Valfrè, piegano verso candide lenzuola stese al sole, forse per ammirare le belle lavandaie.