Il Carnevale nell’alessandrino

Il Carnevale nell’alessandrino

Secondo un vecchio proverbio alessandrino, “L’Epifania tit al fèsti ij pòrta vija, ui riva Carvè, riturna a purtè (oppure: Carvè ui turna a mnè)”. Per il mondo contadino tradizionale, la festa di Carnevale, che veniva subito dopo l’Epifania (una data d’inizio ampiamente riconosciuta era la ricorrenza di S. Antonio Abate), rappresentava la Grande Festa preannunciante la buona stagione e il conseguente inizio dei lavori agricoli, per cui dalle popolazioni delle civiltà cerealicole veniva celebrata con cerimonie e usanze tipiche dei riti d’inizio di un ciclo annuale.
Nella nostra area provinciale, pur mancando un lavoro sulla storia delle manifestazioni carnevalesche, possiamo però disporre di un buon numero di attestazioni relative ai secoli scorsi.
I Carnevali storici della città di Alessandria, rievocanti la vittoria dell’astuzia “mandrogna” di Gagliaudo pastore su Barbarossa imperatore, occupano gli anni dal 1873 al 1881.
Ma la caratteristica prima degli autentici Carnevali di popolo, erano l’espressione dell’infrazione, l’oltranza espressiva e gestuale, lo sberleffo, l’eccesso. Come esempio di ciò si aveva nell’Alessandrino la bosinata o businà, un’impietosa rassegna delle magagne della passata stagione esposta in rime dialettali da alcuni personaggi mascherati: una rassegna che spesso, da satira bonaria delle vicende paesane, si trasfigurava in atti di accusa contro storture, ingiustizie, privilegi. Temi ricorrenti nelle bosinate alessandrino-monferrine a noi note (dall’Ottocento ad oggi) sono la protesta contro le tasse, l’antimilitarismo, la critica ai comportamenti ipocriti, l’anticlericalismo.

Foto: Il Carnevale nell'alessandrino

Secondo un vecchio proverbio alessandrino, "L'Epifania tit al fèsti ij pòrta vija, ui riva Carvè, riturna a purtè (oppure: Carvè ui turna a mnè)". Per il mondo contadino tradizionale, la festa di Carnevale, che veniva subito dopo l'Epifania (una data d'inizio ampiamente riconosciuta era la ricorrenza di S. Antonio Abate), rappresentava la Grande Festa preannunciante la buona stagione e il conseguente inizio dei lavori agricoli, per cui dalle popolazioni delle civiltà cerealicole veniva celebrata con cerimonie e usanze tipiche dei riti d'inizio di un ciclo annuale. 
Nella nostra area provinciale, pur mancando un lavoro sulla storia delle manifestazioni carnevalesche, possiamo però disporre di un buon numero di attestazioni relative ai secoli scorsi.
I Carnevali storici della città di Alessandria, rievocanti la vittoria dell'astuzia "mandrogna" di Gagliaudo pastore su Barbarossa imperatore, occupano gli anni dal 1873 al 1881.
Ma la caratteristica prima degli autentici Carnevali di popolo, erano l'espressione dell'infrazione, l'oltranza espressiva e gestuale, lo sberleffo, l'eccesso. Come esempio di ciò si aveva nell'Alessandrino la bosinata o businà, un'impietosa rassegna delle magagne della passata stagione esposta in rime dialettali da alcuni personaggi mascherati: una rassegna che spesso, da satira bonaria delle vicende paesane, si trasfigurava in atti di accusa contro storture, ingiustizie, privilegi. Temi ricorrenti nelle bosinate alessandrino-monferrine a noi note (dall'Ottocento ad oggi) sono la protesta contro le tasse, l'antimilitarismo, la critica ai comportamenti ipocriti, l'anticlericalismo.

 

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