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I giocatori dell’Alessandria Calcio: Giovanni Ferrari

Casa natale di Giovanni Ferrari in via Tripoli
Casa natale di Giovanni Ferrari in via Tripoli

1923 – UN PIVELLO IN CALZONI CORTI, SI CHIAMA GIOVANNI FERRARI

“Solo chi sa comandare il pallone come Giovanni Ferrari può diventare leader”. Nessuno meglio di Vittorio Pozzo aveva argomenti per dirlo, l’allenatore di quell’Italia due volte campione del Mondo nel 1934 e nel 1938, sempre con “Giuanen” in azzurro. Che inizia la sua storia nel calcio i 7 ottobre 1923, prima giornata del campionato di Prima Divisione a 24 squadre, sempre diviso in leghe. L’Alessandria vince sul campo della Sampierdarenese 2-1. Baloncieri firma la doppietta del successo in quella partita in cui Ferrari gioca la sua “prima” in campionato e non ha ancora 16 anni, lui nato il 6 dicembre 1907 in quella successione di case e cortili che è la “Cararola”. Carlo Carcano lo scopre mentre palleggia, in abiti borghesi, una palla fatta di carta e stracci in Piazza Valfrè. Gli basta poco a Carcano per vedere in lui un talento innato e nella stessa sera Ferrari si reca in società a firmare il suo primo cartellino federale. Lo stesso che ha in tasca anche nel 1982, cerimonia di apertura dei Mondiali al Camp Nou di Barcellona, insieme ad altri campioni del mondo, un premio per l’uomo a cui si

GIOVANNI FERRARI (Alessandria, 6 dicembre 1907 - Milano 2 dicembre 1982) E' stato un allenatore di calcio e calciatore italiano nel ruolo di mezzala metodista. Ritenuto il calciatore italiano più titolato della storia. E' inoltre uno dei cinque calciatori italiani (insieme a Sergio Gori, Pietro Fanna, Attilio Lombardo e Aldo Serena) ad aver vinto il campionato di serie A con tre club differenti.
GIOVANNI FERRARI
(Alessandria, 6 dicembre 1907 – Milano 2 dicembre 1982)
E’ stato un allenatore di calcio e calciatore italiano nel ruolo di mezzala metodista. Ritenuto il calciatore italiano più titolato della storia. E’ inoltre uno dei cinque calciatori italiani (insieme a Sergio Gori, Pietro Fanna, Attilio Lombardo e Aldo Serena) ad aver vinto il campionato di serie A con tre club differenti.

deve anche il Centro tecnico di Coverciano. Il vero debutto in maglia grigia è con la squadra riserve, in trasferta a Torino, 15 anni appena compiuti, “un pivello in calzoni corti. Per qualcuno ero più una mascotte che un giocatore vero”. Ferrari diventerà l’uomo dei record, due Coppe del Mondo e otto scudetti, 5 con la Juventus, 2 con l’Inter e 1 con il Bologna ma resterà sempre, prima di tutto, alessandrino. “Di gran lunga – sono parole di Gianni Brera – il più specializzato e dotato dei centrocampisti italiani, è il tipico interno di spola; dove arriva lui, l’equilibrio di squadra è assicurato.”

La nascita e gli esordi

Giovanni Ferrari nacque il 6 dicembre 1907 ad Alessandria, in Via Tripoli. Crebbe nel quartiere popolare della “Canarola”, come detto in precedenza, uno dei quartieri più poveri di Alessandria, che prendeva il nome da un canale di scolo all’aperto che l’attraversava.
Sin da giovanissimo mostrò grande talento nel gioco del calcio, tanto da diventare popolare tra i giovani e da stimolare l’interesse della squadra cittadina, l’Alessandria, che con il finire degli anni dieci e la ripresa del campionato, dopo la fine della Grande Guerra, aveva saputo diventare, grazie a un fertile vivaio, una delle potenze calcistiche dell’epoca.
Già nel 1923, a quindici anni, esordì in maglia grigia, in una gara di campionato.
I suoi pigmalioni furono Augusto Rangone e, soprattutto, Carlo Carcano, giocatore grigio e futuro allenatore che nel corso della sua carriera seppe sfruttare a pieno le potenzialità offensive del “Metodo” schierando Ferrari a centrocampo, dietro gli attaccanti, rivelandosi ben presto una fondamentale pedina per il centrocampo.

Giovanni Ferrari, morì nel 1982, a seguito di un’emorragia epatica, pochi giorni prima di compiere il suo settantacinquesimo compleanno. Nel dicembre 2007, in occasione del centenario della sua nascita, gli è stata dedicata dalla città di Alessandria una targa commemorativa, posta di fronte alla sua casa natia in Via Tripoli.

Giovanni Ferrari, un giocatore immenso

Giovanni FerrariGiovanni Ferrari, il primo in piedi da destra, nell’Italia campione del mondo nel 1934.

Indubbiamente il giocatore più grande che abbia mai vestito la maglia grigia (non ce ne voglia male Gianni Rivera) è stato Giovanni Ferrari, detto Gioanin o se preferite Giovannin. Esordì in serie A (o Prima divisione come si chiamava allora) quando non aveva ancora 16 anni, nella stagione 1923-‘24, nell’Alessandria allenata dall’ungherese Béla Révézs. Giovanni Ferrari (1)Dal campionato 1926-’27 e sino al giugno 1930 giocò per l’Alessandria di Carcano. L’ultima partita in grigio di Giovannin fu ad Udine il primo giugno di quell’anno, contro la Triestina. L’anno seguente emigrò a Torino chiamato nella Juventus sempre con Carcano allenatore. Il grande club di Edoardo Agnelli, padre di Gianni, ma diretto dal barone Giovanni Mazzonis che, fra gli altri, poteva schierare il divo Orsi per un premio di 100 mila lire, una Fiat 509 e 8 mila lire mensili di stipendio, e Renato Cesarini, nato a Senigallia però emigrato a Buenos Aires da bambino. Il bizzarro, allegro, mattacchione Cesarini era una magnifica mezz’ala destra capace di tutto e, con l’austero Ferrari, formò una straordinaria coppia in bianconero come nella Nazionale. Renato l’impenitente, ascoltava i consigli di Giovanni e la Juventus vinse cinque scudetti consecutivi.

Giovanni Ferrari (2)Sampierdarenese-Alessandria del 1923’24: esordio di Giovanni Ferrari in campionato.

Nel campionato 1935-‘36 Giovanni Ferrari emigrò a Milano, sponda nerazzurra, chiamato dal presidente Pozzani, il popolare “Generale Po”. Giocando a fianco di Meazza, Ferraris II°, Frossi, Attilio Demaria, Ferrara I° e Ferrara II°, Giovannin si aggiudicò altri due scudetti con il suo gioco infaticabile, altruista, tecnico, potente ed i suoi tanti goal: 32 nell’Ambrosiana in 5 stagioni come ne aveva fatti 67 nella Juventus.

Giovanni Ferrari (4)Alessandria 1924-’25. In formazione dall’alto: Avalle, Baloncieri, Ferrari, Bay I, Gariglio, Capra II, Gandini, Ramello, Viviano, Cagina, Lauro.

Scaricato a Bologna, come giocatore alla fine della carriera Ferrari andò a raccogliere l’ottavo scudetto nel 1940-‘41 in tempo di guerra.
Vittorio Pozzo, giornalista e commissario unico degli Azzurri due volte campioni del mondo e campioni olimpici, selezionò per la prima volta Giovanni Ferrari il 9 febbraio 1930 a Roma contro la Svizzera superata 4-2. Nella Coppa del Mondo 1934 Giovanni Ferrari formò uno straordinario attacco con Guaita, Meazza, Schiavio ed Orsi all’ala sinistra invece, a Parigi nel 1938, i suoi compagni di prima linea furono Biavati, ancora Meazza, Piola e Colaussi. Giovanni Ferrari ha confessato: “Ho battuto Zamora nel Mondiale del 1934 a Firenze, però la maggiore soddisfazione la provai l’anno precedente, a Roma, contro gli inglesi. Erano i maestri. Con un lungo tiro ingannai il portiere Hibbs; peccato che, poco dopo, Bastin abbia ottenuto il pareggio che, tuttavia, ci fece onore”.

Giovanni Ferrari (6)Campionato 1929-’30, i Grigi in serie A. In piedi da sinistra: Ferrari, Gandini, Scagliotti, Costa, Cattaneo, Avalle, Chierico, Rapetti e Gallino. Accosciati: Lauro e Bertolini.

Quindi la lunga attività come tecnico: Juventus e Inter ed infine l’arrivo alla Nazionale, con la quale non riuscì ad evitare il fallimento della spedizione mondiale in Cile.
È poco noto il modo con il quale Gioanin fece il suo ingresso nel mondo della palla rotonda. Quando aveva quattordici anni, afferrò al volo qualche frase pronunciata da gente che conosceva il calcio, gente che aveva constatato con quale arte il giovane Ferrari sapeva trattare la palla. Era un timido ma un pomeriggio, insieme agli amici, stava giocando a palla per le strade cittadine quando, urtato da un compagno, cadde a terra ed andò a sbattere il mento contro una delle rotaie del tram a vapore che faceva servizio per Spinetta Marengo. Si procurò una lussazione mascellare ed una larga ferita al mento.

Giovanni Ferrari (5)I tifosi grigi portano in trionfo Ferrari, l’Asso della Cannarola.

L’incidente, oltre a renderlo inabile al gioco, lo aveva anche liberato dagli impegni di bottega (era aiuto commesso in un negozio di tessuti). Appena le sue condizioni migliorarono, sebbene ancora incerottato, un giorno se ne andò insieme a un amico al campo dei grigi che dovevano sostenere un allenamento.

Giunto allo stadio con largo anticipo sull’orario fissato per l’allenamento stesso, si mise a palleggiare (lui in borghese) senza sapere di essere attentamente osservato dall’allenatore Carcano: la sera stessa firmava il cartellino che lo legava all’Alessandria. Disputò il suo primo campionato di serie A e venne addirittura convocato in Nazionale.

Giovanni Ferrari (3)Juventus-Alessandria 3-1 nel 1933-‘34. Ferrari segna contro la sua ex squadra.

Ferrari è stato il continuatore dello stile, della tecnica e dell’idea di gioco del formidabile Adolfo Baloncieri. Era un giocatore che costruiva la partita un’azione sull’altra, come le pietre di un edificio, le imbeccate pronte per tutti, gli occhi attenti a misurare l’ostacolo ed a valutare una situazione tattica, un uomo metodico che sembrava possedere un misterioso senso del ritmo. Gioanin Ferrari, giudicato a posteriori, è stata la migliore mezzala sinistra europea.

Giovanni Ferrari, morì nel 1982, a seguito di un’emorragia epatica, pochi giorni prima di compiere il suo settantacinquesimo compleanno. Nel dicembre 2007, in occasione del centenario della sua nascita, gli è stata dedicata dalla città di Alessandria una targa commemorativa, posta di fronte alla sua casa natia in Via Tripoli.

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Un'altra immagine della casa natale di G. Ferrari in via Tripoli
Un’altra immagine della casa natale di G. Ferrari in via Tripoli
Targa commemorativa affissa sulla sua casa natale
Targa commemorativa affissa sulla sua casa natale
Giovanni Ferrari in Nazionale festeggia la vittoria del Campionato del Mondo
Giovanni Ferrari in Nazionale festeggia la vittoria del Campionato del Mondo

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