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I Gabinetti Pubblici

Tanti anni fa, quando incominciavo a collezionare cartoline d’epoca di varie tematiche, ero propenso a mettere in raccolta solo pezzi molto antichi, dai primordi (1900 circa) e consideravo meno interessanti e scarsamente appetibili le cartoline prodotte dopo gli anni ‘40… sto parlando di pensieri e di abitudini risalenti ad almeno trenta e più anni fa però, dato che tutti i pensieri sono suscettibili di revisioni e di piccoli aggiustamenti, ora la penso in maniera leggermente diversa. Nel corso di questi anni di ricerca spesso mi sono capitati tra le mani blocchi di cartoline per i quali non nutrivo eccessivo entusiasmo e – come dicevo poc’anzi – li consideravo con sufficienza proprio per il motivo che non contenevano cartoline antiche ma solamente anzianotte. Da quel lontano tempo dell’esordio come collezionista, mi sto pian piano accorgendo che alcuni soggetti – all’epoca ritenuti di scarso interesse storico o poco importanti dal punto di vista urbanistico – risultino essere invece più che notevoli e meritevoli di approfondita indagine e di studio. Nei miei forzieri sono conservate cartoline di tematiche diverse, sia paesaggistiche sia di altro tipo ma in questa sede – naturalmente – voglio parlare della mia collezione di soggetti riguardanti la città di Alessandria. In questa occasione mi dedico in particolare ad una cartolina postale raffigurante uno scorcio del Palazzo Municipale, Nel corso di oltre un secolo di attività le Ditte specializzate si sono sbizzarrite nell’inondare le tabaccherie e le rivendite con centinaia di diverse immagini raffiguranti proprio questo edificio. La particolarità della cartolina che presento oggi – quindi – non sta nel fatto che venga riproposto uno dei palazzi più fotografati della città ma un altro soggetto ben più interessante e significativo visibile almeno in parte: i Gabinetti Municipali. La cartolina che esaminiamo è stata spedita l’8 aprile 1956 e probabilmente è stata prodotta solo qualche tempo prima. Nella stessa serie in cui è compresa questa cartolina – stampata per conto della ditta C.O.A. – sono presenti scorci della città con la nuova toponomastica indicata in didascalia: Via dei Martiri al posto di via Umberto I o Piazza della Libertà invece di Piazza Vittorio Emanuele II, quindi questi particolari danno la certezza che si sia già in periodo post bellico. L’acronimo C.O.A. sta a significare Cartoline Oneto – Alessandria. Questa ditta è stata molto attiva – già alcuni decenni prima degli anni ‘50 – nella produzione e nella vendita di cartoline e di prodotti per cartoleria. Tornando al tema principale di questa chiacchierata, dispiace dover ammettere che nei confronti dei citati Gabinetti Municipali solo qualche anno fa sia stato compiuto uno scempio urbanistico-architettonico. Direi che sia stato perpetrato un crimine verso la città. Ma prima di tutto mi piace fornire una breve descrizione di questo oggetto architettonico. La cartolina lascia vedere, in direzione dell’albero maestoso in primo piano, la balaustra in pietra a protezione delle scale d’accesso ai gabinetti pubblici ubicati sotto il livello della piazza. Tale come si può osservare in questa cartolina è rimasta fino al 2011. Durante la Seconda Guerra Mondiale, proprio dalle scale d’accesso ai gabinetti, era stato ricavato un tunnel che portava ad un rifugio antiaereo che scendeva fin nelle viscere della piazza e nei molti allarmi aveva messo in sicurezza centinaia di cittadini. Inoltre si conoscono diversi aneddoti sul famoso Carlinët, guardiano/custode del luogo, immortalato anche dalla magica penna del caricaturista Mario Capurro in una gustosa vignetta pubblicata sul volume Peccati caricaturistici nel dicembre 1932 a cura della tipografia Ferrari e Occella di Alessandria. Decidere di abbattere la balaustra in pietra risalente al MCMVIII (così era inciso sul manufatto in pietra) e di tappare tutto quel che stava al di sotto del livello stradale è stata un’operazione spregiudicata, una scelta univoca calata sulla città e sui cittadini con il massimo dell’arroganza politica, senza alcun interesse nel verificare se quella decisione sarebbe stata di gradimento alla città. Naturalmente come tutti sanno in ogni agglomerato urbano – città, paese o metropoli che dir si voglia – c’è chi vive e lavora e anche chi ci vegeta senza interessi di alcun tipo; quindi chi ha tanto da fare o chi è completamente al di fuori della città pur vivendoci non ha avuto modo di arrabbiarsi e forse neppure si è accorto di questa barbarie del XXI secolo. Ma chi come me, pur lavorando ed occupandosi di mille altre attività ha assistito (impotente) alla repentina scomparsa di quest’opera urbanistica si è indignato e risentito in maniera profonda. Il carico da undici – per citare Camilleri – è stata la ormai (purtroppo) famosa fontana tricolore collocata sulle ceneri dei Gabinetti Municipali. C’era da vergognarsi solamente a passare nelle vicinanze dell’immane e squallida schifezza artistica edificata proprio sul sedime dei più nobili Gabinetti e successivamente fortunatamente collocata in un ripostiglio… dove si spera possa restarvi per sempre. Il centocinquantenario dell’Unità d’Italia che quel mostro di tre colori voleva ricordare non ha avuto con questa operazione il lustro che qualcuno forse avrebbe auspicato. Io in particolare non mi son sentito di certo più italiano nel vedere la ridicola fontana. Purtroppo i nostri politicanti, forse degna espressione del vero valore di una città, non sono in grado di usare il benché minimo barlume di logica nel fare e nel demolire. Ne sono poi stati un esempio lampante i nuovissimi gabinetti pubblici che una quindicina di anni or sono avevano fatto la loro comparsa sotto il viale di Piazza della Libertà, lato Palazzo delle Poste. Deprecabile costruzione in cemento similbunker con porta in acciaio cromato. Faceva paura il solo guardare quest’opera frutto della genialità alessandrina. Credo che molti cittadini se la siano fatta addosso non solo in senso metaforico piuttosto di correre il rischio di restare intrappolati nella terribile ritirata/trappola per l’eternità. di Tony Frisina
Tanti anni fa, quando incominciavo a collezionare cartoline d’epoca di varie tematiche, ero propenso a mettere in raccolta solo pezzi molto antichi, dai primordi (1900 circa) e consideravo meno interessanti e scarsamente appetibili le cartoline prodotte dopo gli anni ‘40… sto parlando di pensieri e di abitudini risalenti ad almeno trenta e più anni fa però, dato che tutti i pensieri sono suscettibili di revisioni e di piccoli aggiustamenti, ora la penso in maniera leggermente diversa.
Nel corso di questi anni di ricerca spesso mi sono capitati tra le mani blocchi di cartoline per i quali non nutrivo eccessivo entusiasmo e – come dicevo poc’anzi – li consideravo con sufficienza proprio per il motivo che non contenevano cartoline antiche ma solamente anzianotte.
Da quel lontano tempo dell’esordio come collezionista, mi sto pian piano accorgendo che alcuni soggetti – all’epoca ritenuti di scarso interesse storico o poco importanti dal punto di vista urbanistico – risultino essere invece più che notevoli e meritevoli di approfondita indagine e di studio.
Nei miei forzieri sono conservate cartoline di tematiche diverse, sia paesaggistiche sia di altro tipo ma in questa sede – naturalmente – voglio parlare della mia collezione di soggetti riguardanti la città di Alessandria.
In questa occasione mi dedico in particolare ad una cartolina postale raffigurante uno scorcio del Palazzo Municipale, Nel corso di oltre un secolo di attività le Ditte specializzate si sono sbizzarrite nell’inondare le tabaccherie e le rivendite con centinaia di diverse immagini raffiguranti proprio questo edificio.
La particolarità della cartolina che presento oggi – quindi – non sta nel fatto che venga riproposto uno dei palazzi più fotografati della città ma un altro soggetto ben più interessante e significativo visibile almeno in parte: i Gabinetti Municipali.
La cartolina che esaminiamo è stata spedita l’8 aprile 1956 e probabilmente è stata prodotta solo qualche tempo prima. Nella stessa serie in cui è compresa questa cartolina – stampata per conto della ditta C.O.A. – sono presenti scorci della città con la nuova toponomastica indicata in didascalia: Via dei Martiri al posto di via Umberto I o Piazza della Libertà invece di Piazza Vittorio Emanuele II, quindi questi particolari danno la certezza che si sia già in periodo post bellico.
L’acronimo C.O.A. sta a significare Cartoline Oneto – Alessandria. Questa ditta è stata molto attiva – già alcuni decenni prima degli anni ‘50 – nella produzione e nella vendita di cartoline e di prodotti per cartoleria.
Tornando al tema principale di questa chiacchierata, dispiace dover ammettere che nei confronti dei citati Gabinetti Municipali solo qualche anno fa sia stato compiuto uno scempio urbanistico-architettonico. Direi che sia stato perpetrato un crimine verso la città.
Ma prima di tutto mi piace fornire una breve descrizione di questo oggetto architettonico.
La cartolina lascia vedere, in direzione dell’albero maestoso in primo piano, la balaustra in pietra a protezione delle scale d’accesso ai gabinetti pubblici ubicati sotto il livello della piazza. Tale come si può osservare in questa cartolina è rimasta fino al 2011.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, proprio dalle scale d’accesso ai gabinetti, era stato ricavato un tunnel che portava ad un rifugio antiaereo che scendeva fin nelle viscere della piazza e nei molti allarmi aveva messo in sicurezza centinaia di cittadini. Inoltre si conoscono diversi aneddoti sul famoso Carlinët, guardiano/custode del luogo, immortalato anche dalla magica penna del caricaturista Mario Capurro in una gustosa vignetta pubblicata sul volume Peccati caricaturistici nel dicembre 1932 a cura della tipografia Ferrari e Occella di Alessandria.
Decidere di abbattere la balaustra in pietra risalente al MCMVIII (così era inciso sul manufatto in pietra) e di tappare tutto quel che stava al di sotto del livello stradale è stata un’operazione spregiudicata, una scelta univoca calata sulla città e sui cittadini con il massimo dell’arroganza politica, senza alcun interesse nel verificare se quella decisione sarebbe stata di gradimento alla città.
Naturalmente come tutti sanno in ogni agglomerato urbano – città, paese o metropoli che dir si voglia – c’è chi vive e lavora e anche chi ci vegeta senza interessi di alcun tipo; quindi chi ha tanto da fare o chi è completamente al di fuori della città pur vivendoci non ha avuto modo di arrabbiarsi e forse neppure si è accorto di questa barbarie del XXI secolo. Ma chi come me, pur lavorando ed occupandosi di mille altre attività ha assistito (impotente) alla repentina scomparsa di quest’opera urbanistica si è indignato e risentito in maniera profonda.
Il carico da undici – per citare Camilleri – è stata la ormai (purtroppo) famosa fontana tricolore collocata sulle ceneri dei Gabinetti Municipali. C’era da vergognarsi solamente a passare nelle vicinanze dell’immane e squallida schifezza artistica edificata proprio sul sedime dei più nobili Gabinetti e successivamente fortunatamente collocata in un ripostiglio… dove si spera possa restarvi per sempre.
Il centocinquantenario dell’Unità d’Italia che quel mostro di tre colori voleva ricordare non ha avuto con questa operazione il lustro che qualcuno forse avrebbe auspicato. Io in particolare non mi son sentito di certo più italiano nel vedere la ridicola fontana.
Purtroppo i nostri politicanti, forse degna espressione del vero valore di una città, non sono in grado di usare il benché minimo barlume di logica nel fare e nel demolire. Ne sono poi stati un esempio lampante i nuovissimi gabinetti pubblici che una quindicina di anni or sono avevano fatto la loro comparsa sotto il viale di Piazza della Libertà, lato Palazzo delle Poste. Deprecabile costruzione in cemento similbunker con porta in acciaio cromato. Faceva paura il solo guardare quest’opera frutto della genialità alessandrina.
Credo che molti cittadini se la siano fatta addosso non solo in senso metaforico piuttosto di correre il rischio di restare intrappolati nella terribile ritirata/trappola per l’eternità.
di Tony Frisina