GELINDO, l’amico di fine anno

10934000_599326223534325_2793835324181772139_n 1484558_599326273534320_3446246513649983765_n 10898294_599326310200983_7444427694107186099_n 10653850_599326343534313_2433952071064215840_n 10931145_599326396867641_7663042148551719917_n 10930858_599326410200973_2487687127783479966_nLa maggiore difficoltà nel raccontare Gelindo è, appunto, raccontare Gelindo. Ad Alessandria vive da 89 anni. Stesso copione, stesse modalità. Stesso teatro, quello dei frati di via S. Francesco. Stessa voglia di andare a scoprire una storia di cui sanno tutto. Meno male che ci sono giovani leve che avvolte dalla magia di Natale, s’avvicinano alla cosiddetta “Divota Cumedia” e ne assaporano il gusto. La forza di Gelindo sta proprio nell’essere se stesso, pur con nuovi interpreti. I vecchi ricordano Arnoldi, altri celebrano Panizza, gli spettatori di nuova generazione ridono con Gigi Raiteri e Fabio Bellinaso, che ormai da qualche anno indossano gli abiti del pastore che, secondo la leggenda, fu il primo a rendere visita a Gesù appena nato. Il fil rouge tra le generazioni è Luigi Visconti, ancora una volta impegnato (con il veterano Giovanni Moraschi e il ben più giovane Mauro Caselli) a interpretare il ruolo di Mafè. Visconti è l’anima, la memoria storica, l’artefice dei manifesti, la mente della businà, il motore della complessa macchina gelindiana. Ha trasmesso la passione ai figli, ha coinvolto e continua a coinvolgere gli amici. Insomma, nella nostra città non c’è Natale senza Gelindo e non c’è Gelindo senza Visconti. Debuttò da bambino ed è ancora in scena, senza aver mai interpretato il ruolo principale, però. Ha recitato pure in tempo di guerra, quando le repliche erano solo pomeridiane, perché si doveva rincasare per il coprifuoco notturno. Ancora oggi Gelindo comincia con la businà, una satira “pungente ma bonaria” sull’andazzo generale, con riflettori puntati anche sulla vita cittadina.

Massimo Brusascoborsa180

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