Carlo Necchi

Carlo Necchi [Un tuffo nel passato]

di Tony Frisina

Fra le migliaia di fotografie della mia raccolta ve ne sono moltissime che ritraggono luoghi alessandrini o avvenimenti e persone che con Alessandria hanno avuto qualcosa in comune.

Una serie di quasi quaranta piccole fotografie, di diversi formati, riguarda un certo Carlo Necchi di Alessandria.

Oramai da diversi anni conduco indagini in varie direzioni per conoscere altro su questo signore. Vorrei esser sicuro innanzitutto che il Necchi fosse realmente di questa città e – a pari interesse – vorrei scoprire di più sul personaggio, sulla sua vita.

Finora ho avuto diverse notizie, da varie fonti, che dicono il signor Necchi appassionato di automobili e di motociclette, forse addirittura corridore motociclista.

Le fotografie in mio possesso – infatti – lo ritraggono accanto a splendide automobili e in sella a bolidi a due ruote. Almeno due terzi delle immagini hanno come protagonisti automobili, motociclette e corridori o piloti, fra cui anche il fantomatico Necchi.

Le immagini in cui non ci sono mezzi di locomozione ritraggono scene di passeggio in angoli alessandrini o zone della provincia.

Fra le tante una immagine mostra un momento di riposo di questo signore, accanto al rustico tavolo, forse da lavoro, poveramente imbandito in un angolo di un vecchio cortile. Avremo modo in seguito di parlare di questa interessante immagine.

Altre fotografie mostrano scene fluviali e infine una piccola immagine ci offre la vista di cinque marinai “Sull’incrociatore Pola1939”, come recita la preziosa scritta al recto. Pare che tra i marinai ritratti possa essercene uno con caratteristiche tali da far pensare che sia proprio il Necchi.

La fotografia che propongo oggi, formato centimetri sette per dieci, ritrae il Nostro in un angolo ben riconoscibile dei giardini pubblici, più precisamente nei pressi dello sbocco di via Trotti.

Carlo Necchi di Alessandria1_opt

Nel palazzo che si vede a sinistra aveva sede il noto Hotel Terminus, di cui avevamo accennato in altre puntate della nostra rubrica. Ancora non c’è traccia del Bar Ristorante Settebello, presente – nel palazzo di destra – intorno agli anni ’50’60.

Dallo stile dell’abito indossato si potrebbe ipotizzare il momento dello scatto intorno agli anni ’40.

La pianta più grande, visibile sulla destra, non era ancora enorme come invece la si vede oggi e gli alberi del viale erano ancora piccoli e forse erano stati messi a dimora soltanto da pochi anni.

Le aiuole lungo tutto il perimetro erano contornate da una sorta di cornicefatta con ciottoli di fiume. Essendo questa cornice posizionata ad un livello inferiore rispetto a quello dei vialetti e delle aiuole serviva anche per la raccolta e smaltimento delle acque piovane, che defluivano poi in piccoli tombini posizionati ad arte.

A mio giudizio i giardini pubblici che io ricordo verso la fine degli anni Cinquanta erano molto più gradevoli per chi aveva la voglia di farvi quattro passi e anche se viali e vialetti erano in terra battuta erano certamente più accoglienti e signorili che non questi di oggi. Non parliamo dell’ingente spesa occorsa per trasformare e degradare questo luogo nello squallore che tutti possono osservare.

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