ALESSANDRIA CITTA’ GRIGIA di Ugo Boccassi

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ALESSANDRIA CITTA’ GRIGIA

di Ugo Boccassi

 

Lo spunto me l’hanno dato i commenti sul ponte. (Per quanto sarà fonte ispirativa?), uno in particolare: “finalmente Alessandria non sarà più una città grigia!” A parte il fatto che “the bridge” – in onore a Meier – non è colorato, questo è solo un luogo comune, nato nella notte dei tempi, quando la città, circondata dai bastioni, era ovattata – si diceva – dalla nebbia per la forte umidità ristagnante. Poi, nonostante il loro abbattimento. (sciocco intervento urbanistico. guarda caso) la nebbia ci fu ancora per molto per via del clima padano. Ma intanto la definizione si era mutuata in una caratteristica metaforica che raccontava di un agglomerato con poca storia, poche ambizioni ecc., ecc. Non è stato affatto vero. Importante città militare, snodo ferroviario, pioniera nello sport, centro industriale di rilievo. Purtroppo è stata la cronologia degli amministratori improvvidi (distruttori delle vestigia storiche), sprezzanti del futuro conservativo e innovativo a “ridonarle” il concetto assiomatico di “Grigio” uguale a inane inopia!
Ora, a parte tutte le critiche, – anche mie e le ho già esplicitate ampiamente – la speranza è che il ponte, in qualche modo, possa farci attraversare il fiume-limbo del non-essere per arrivare al “paradiso” di un certo benessere, perché nell’inferno e nel purgatorio ci siamo già stati troppo tempo e non avevano il colore GRIGIO!
Questo che vi propongo era l’incipit del mio libro “ La sostenibile certezza dell’essere grigio….”

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ELOGIO DEL GRIGIO

Grigio. Colore grigio: volere e non potere, senza personalità; tonalità intermedia tra il bianco e il nero. Grigio, e il pensiero subito corre, per associazione, alla monotonia, alla malinconia, alla piattezza. Quante volte ce lo siamo detto. Alessandria città grigia. Pochi clamori tra Tanaro e Bormida, incapace di creare miti consistenti di una qualche credibilità. È il postulato di Umberto Eco, e questa eco, appunto, ci perseguita da sempre.
Invece non è così, non è mai stato così. Basta rileggerlo, il nostro passato, per capire che il ricordo è per natura stessa sfumato nei labili ed imprecisi contorni: grigi, certo, ma nella sostanza, nel suo strato più intimo, è di un colore vivido, perché argenteo, quello che sta nell’araldica della città, che deprimit elatos e levat stratos. È per questo che è nato l’argento del marchio Maino e che, per semplificazione, ha tinto anche le maglie della squadra di calcio.
Ed allora, il grigio, dagli occhi è passato al cuore, diventando colore emozionale, contrario a tutti i significati usuali. Nell’ostrica almeno della nostra memoria, è un prezioso, grigio perla!

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