6 Novembre 1994: il Moccagatta conosce l’alluvione

6 novembre 1994: il Tanaro entra al Moccagatta Tutto era pronto, quella domenica, per la gara col Bologna, più che una squadra, una corazzata: Gazzoni Frascara Presidente, Oriali Direttore Generale e Renzo Ulivieri in panchina. Ma quella partita non si sarebbe giocata. 6 novembre 1994: “Stavo andando verso la stadio – racconta Franco Capone – perchè si attendevano molti tifosi bolognesi e il fatto poteva essere di un certo interesse. In auto ero ormai vicino allo stadio e fu un funzionario della polizia a farmi segno, urlando, di allontanarmi. Innestai la retromarcia e tornai verso la zona dell’ospedale civile. Di lì a poco. l’acqua invase la strada, trascinando con sè tutto quello aveva trovato sul suo cammino.” Attorno alle 13, Renzo Melani, allora DS dei Grigi, stava per incontrare la squadra, in vista della partita. “Al residence dove alloggiavo, a S. Michele, la situazione era già critica e, pur perplesso, accettai il consiglio che qualcuno lì mi rivolse, utilizzando l’autostrada per andare in città, all’hotel dove avevano pranzato staff e giocatori. Fu quello a salvarmi: dopo poco il residence sarebbe stato inondato e anche le strade attorno. Partii da S. Michele con la divisa ufficiale, il portafoglio e il cellulare. Quello che rimase nella mia stanza ando’ tutto perduto. Ritornai lì il giorno dopo per cercare di recuperare qualcosa e vidi una scena inimmaginabile: individuai la mia valigetta che galleggiava nell’acqua e, quando cercai di entrare in camera, ci vidi dentro una mucca. Ore e situazioni che non dimenticherò mai” In quei momenti, nello spogliatoio dello stadio alessandrino, il massaggiatore grigio, Vincenzo Pescolla, con il consueto anticipo, stava preparando l’infermeria in attesa dell’arrivo dei calciatori. Ora rivive quelle ore: “C’era preoccupazione nell’aria ma nulla che facesse presagire la catastrofe che stava per arrivare. Da fuori – continua – si sentivano arrivare rumori come di qualcosa in rapido movimento, colpi secchi, quasi urti. Uscendo dallo spogliatoio e sporgendomi dal muro di cinta colsi la gravità del momento: l’acqua era già alta nella circonvallazione e faceva un effetto spaventoso. Il tempo per vedere due persone che rischiavano di essere travolte dalla piena e portarle, a forza, dentro e poi su in tribuna. Tutto in pochi secondi; nello spogliatoio l’acqua era già a due metri. La sera arrivò presto e noi, isolati da tutti, a farci caldo con una falo’ coi giornali, distribuiti nel prepartita. Saremmo stati lì fin verso le 22, quando sarebbe arrivato prima un elicottero a individuarci e poi una zattera a portarci in salvo.” “Quella sera non la dimenticherò mai – ricorda ancora Capone. Tornai proprio dalle parti dello stadio attorno alle 19. Era buio; l’anfibio su cui avevo trovato posto trovava ostacoli sulla propria strada e dava colpi improvvisi, fortissimi. L’atmosfera era spettrale, quasi indescrivibile.” La pioggia intanto era cessata, nell’aria un odore forte di umido e nafta. Il vecchio Moccagatta era lì sommerso di fango. Dal giorno dopo lo stadio dei Grigi e tutta la città intorno avrebbero visto tanta gente per bene lavorare per far risorgere Alessandria. “Nei giorni successivi ci mettemmo al lavoro con uno spirito e una carica che erano quelle del nostro Presidente, di Gino Amisano – racconta Roberto Quirico, allora segretario della società. “500 camionate di fango spostate dalle gradinate e dal campo, il materiale tecnico tutto rovinato e inservibile e poi il lavoro di ripristino del manto erboso, senza dimenticare che la nostra sede sociale e operativa, in via Gentilini, era anch’essa stata alluvionata. Ma ce la facemmo, in tempi ristrettissimi, quasi incredibili, a dispetto del pessimismo di qualcuno. ” E il 22 gennaio successivo, a meno di tre mesi da quel tragico 6 novembre. i Grigi tornano al Moccagatta. Su un campo di terra battuta, sotto la neve, rimontano lo svantaggio iniziale e con Carletti e due volte Damiani superano la Spal. Una storia meravigliosa di calciatori e di uomini: una storia da Grigi.
6 novembre 1994: il Tanaro entra al Moccagatta<

br />Tutto era pronto, quella domenica, per la gara col Bologna, più che una squadra, una corazzata: Gazzoni Frascara Presidente, Oriali Direttore Generale e Renzo Ulivieri in panchina. Ma quella partita non si sarebbe giocata. 6 novembre 1994: “Stavo andando verso la stadio – racconta Franco Capone – perchè si attendevano molti tifosi bolognesi e il fatto poteva essere di un certo interesse. In auto ero ormai vicino allo stadio e fu un funzionario della polizia a farmi segno, urlando, di allontanarmi. Innestai la retromarcia e tornai verso la zona dell’ospedale civile. Di lì a poco. l’acqua invase la strada, trascinando con sè tutto quello aveva trovato sul suo cammino.” Attorno alle 13, Renzo Melani, allora DS dei Grigi, stava per incontrare la squadra, in vista della partita. “Al residence dove alloggiavo, a S. Michele, la situazione era già critica e, pur perplesso, accettai il consiglio che qualcuno lì mi rivolse, utilizzando l’autostrada per andare in città, all’hotel dove avevano pranzato staff e giocatori. Fu quello a salvarmi: dopo poco il residence sarebbe stato inondato e anche le strade attorno. Partii da S. Michele con la divisa ufficiale, il portafoglio e il cellulare. Quello che rimase nella mia stanza ando’ tutto perduto. Ritornai lì il giorno dopo per cercare di recuperare qualcosa e vidi una scena inimmaginabile: individuai la mia valigetta che galleggiava nell’acqua e, quando cercai di entrare in camera, ci vidi dentro una mucca. Ore e situazioni che non dimenticherò mai” In quei momenti, nello spogliatoio dello stadio alessandrino, il massaggiatore grigio, Vincenzo Pescolla, con il consueto anticipo, stava preparando l’infermeria in attesa dell’arrivo dei calciatori. Ora rivive quelle ore: “C’era preoccupazione nell’aria ma nulla che facesse presagire la catastrofe che stava per arrivare. Da fuori – continua – si sentivano arrivare rumori come di qualcosa in rapido movimento, colpi secchi, quasi urti. Uscendo dallo spogliatoio e sporgendomi dal muro di cinta colsi la gravità del momento: l’acqua era già alta nella circonvallazione e faceva un effetto spaventoso. Il tempo per vedere due persone che rischiavano di essere travolte dalla piena e portarle, a forza, dentro e poi su in tribuna. Tutto in pochi secondi; nello spogliatoio l’acqua era già a due metri. La sera arrivò presto e noi, isolati da tutti, a farci caldo con una falo’ coi giornali, distribuiti nel prepartita. Saremmo stati lì fin verso le 22, quando sarebbe arrivato prima un elicottero a individuarci e poi una zattera a portarci in salvo.” “Quella sera non la dimenticherò mai – ricorda ancora Capone. Tornai proprio dalle parti dello stadio attorno alle 19. Era buio; l’anfibio su cui avevo trovato posto trovava ostacoli sulla propria strada e dava colpi improvvisi, fortissimi. L’atmosfera era spettrale, quasi indescrivibile.” La pioggia intanto era cessata, nell’aria un odore forte di umido e nafta. Il vecchio Moccagatta era lì sommerso di fango. Dal giorno dopo lo stadio dei Grigi e tutta la città intorno avrebbero visto tanta gente per bene lavorare per far risorgere Alessandria. “Nei giorni successivi ci mettemmo al lavoro con uno spirito e una carica che erano quelle del nostro Presidente, di Gino Amisano – racconta Roberto Quirico, allora segretario della società. “500 camionate di fango spostate dalle gradinate e dal campo, il materiale tecnico tutto rovinato e inservibile e poi il lavoro di ripristino del manto erboso, senza dimenticare che la nostra sede sociale e operativa, in via Gentilini, era anch’essa stata alluvionata. Ma ce la facemmo, in tempi ristrettissimi, quasi incredibili, a dispetto del pessimismo di qualcuno. ” E il 22 gennaio successivo, a meno di tre mesi da quel tragico 6 novembre. i Grigi tornano al Moccagatta. Su un campo di terra battuta, sotto la neve, rimontano lo svantaggio iniziale e con Carletti e due volte Damiani superano la Spal. Una storia meravigliosa di calciatori e di uomini: una storia da Grigi.

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